I percorsi motomitici tra Recco, Bobbio e Fornovo 

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...un cartello ci avverte che stiamo salendo verso il passo del Chiodo, nome infelice che probabilmente giustifica per varie ragioni l’assenza di motociclisti su questa strada...

ROADBOOK

 

In sintesi

Itinerario lungo ed estremamente curvoso, totalmente montagnoso ricco di spunti storici, gastronomici e paesagistici. Possibilità di escursioni a piedi.

Altitudini

Recco (0), Passo della Scoffera (674), Passo del Penice (1149), Monte Penna (1384)

Lunghezza

250 Km

Tempo

6 ore

Dopo una capatina al porto di Recco per mangiare la famosa focaccia col formaggio, usciamo seguendo le indicazioni per Uscio.

Ci allontaniamo dal mare e cominciamo a risalire una delle valli che caratterizzano la costa ligure. La strada tortuosa, stretta, ma ben asfaltata scorre in una boscaglia nella quale le case fanno finta di non vederci, girate come sono tutte verso il mare quasi a condividerne l’amore dei proprietari. Arrampicandosi tra gli olivi nel tormentato entroterra ligure, ci regala a tratti la vista del mare in lontananza.

Uscio si attraversa senza difficoltà sulla strada che continua anche all’interno del paese la sua sequela infinita di curve. E’ necessario fare attenzione ai camion che scendono a velocità delinquenziale occupando la maggior parte della carreggiata. All’uscita di Uscio abbiamo anche trovato un signore anziano che proseguiva totalmente in contromano; grazie alla nostra velocità moderata non è successo nulla ed abbiamo proseguito per la nostra tortuosa strada in mezzo al bosco che, dopo Uscio, scende nella valle adiacente.

La digestione della focaccia col formaggio occupa senz’altro la maggior parte delle nostre energie fisiche di questa trasferta; ciononostante, siamo abbastanza lucidi da realizzare che, nonostante il tempo trascorso, siamo ancora vicini al mare. Stiamo, infatti, andando su e giù per colli, dentro e fuori per vallette senza mai far riposare i fianchi delle gomme lungo questo budello che segue fedelmente l’andamento del tormentatissimo territorio.Fiume Trebbia

Arrivati a Moconesi veniamo salutati dall’elaborata cupola della chiesa parrocchiale; allo stop giriamo a sinistra e passiamo Donegà. La SP225 è un po’ più larga e si distende bene tra i colli. Proseguiamo in direzione di Boasi per salire verso il passo della Scoffera.

 Siamo su uno dei tratti motomitici d’Italia: curve ben raccordate con asfalto buono quando non è perfetto. Troviamo la marcia giusta e una serie di apri-chiudi ci consente di pennellare la strada fino allo stop in fondo alla galleria in un turbinio di gaudiose emozioni.

Giriamo a destra sulla SS45 in direzione di Piacenza, per lasciare il territorio di Lavagna e raggiungere Bobbio. Un bel tracciato con qualche attraversamento di paese e un po’ di traffico che non riesce a rovinarci il piacere di viaggiare fra vallate verdi su questo splendido asfalto. La guida richiede attenzione, perché il raggio delle curve non è sempre perfettamente prevedibile; attenzione ai limiti ed ai controlli della velocità. Questo misto veloce scorre in mezzo ai castani che ombreggiano un lato della strada ed il fiume Trebbia che ne rende interessante l’altro. 

Passato Gorreto, la strada diventa un po’ più tortuosa, e la vegetazione e la roccia sembrano abbracciarla più strettamente quasi percepissero un senso di pericolo e volessero proteggerla. L’attraversamento della valle del Trebbia ci consente di ammirare dal ponte l’opera di erosione del fiume e, al contempo, di sognare un bagno rinfrescante nell’acqua limpida e azzurra dove più profonda. Lasciato Ottone, inizia il budello agognato, altro tratto motomitico per il tracciato e per l’asfalto. Dal punto di vista tecnico mi ricorda la Cisa.Bobbio: il ponte

Bobbio dal ponte Ci dispiace, quasi, interrompere il divertimento per fermarci a Bobbio, ma all’arrivo lo spettacolo del ponte romanico che attraversa il fiume ci toglie qualsiasi dubbio sul da farsi. Il ponte è divenuto nel tempo il simbolo di Bobbio; caratterizzato da undici arcate irregolari, unisce le due sponde del Trebbia.

Oltre a due passi nel bel centro, e, magari, una mangiata di funghi, non mancate di visitare il monastero di San Colombano e l'annessa basilica, con la cripta ed i suoi tesori artistici.

Lasciamo Bobbio in direzione del passo del Penice sulla SS461. La bella salita di 14Km ben asfaltati con vari punti panoramici sulle alture circostanti termina al passo con l’ultimo tratto nel bosco. E’ molto gradevole e rilassante guidare su questo tragitto praticamente senza traffico. Un piazzale al passo ospita un gruppetto di motociclisti lombardi e la cordialità dei gestori dei posti di ristoro suggeriscono che questo è un punto di ritrovo noto nella zona. Proseguiamo in direzione del passo del Brallo, notando sulla sinistra una strada con l’indicazione per la vetta del monte Penice. Mi resta la curiosità di sapere se è raggiungibile facilmente.Bobbio: San Colombano

Bobbio: Navata di San Colombano La discesa in Lombadia è un po’ stretta e ancora umida e scivolosa dalla notte (sono le 10 del mattino). Dopo tre o quattro chilometri troviamo l’incrocio per il passo del Brallo sulla sinistra, distante una decina di chilometri di strada in salita un po’ stretta e malamente asfaltata. Dove la vegetazione lo consente, si gode la vista del paesaggio circostante, ma, soprattutto, ci rendiamo conto di essere nel paradiso dei cercatori di funghi, apprezzabili esemplari dei quali fanno capolino fra la vegetazione ai lati della strada e sono venduti nei negozi locali. Terminata la salita, percorriamo un tratto adagiato sulla cresta della montagna, come un serpente che sonnecchia su un ramo con alcune anse da una parte e altre dall’altra, il che ci da modo di godere del panorama ora da una parte, ora dall’altra.Bobbio: Urna funeraria in San Colombano

Scendiamo in direzione del passo del Brallo che è in realtà un centro turistico. Giunti allo stop giriamo a sinistra in direzione di Genova-Piacenza e della SS45; scendiamo sul nastro di asfalto bisognoso di manutenzione sempre seguendo le indicazioni per Genova – Valtrebbia. Traffico inesistente e paesi rarissimi. Raggiungiamo la SS45 che prendiamo girando a sinistra in direzione di Piacenza; già qui vediamo motociclisti e qualche macchina. Abbiamo percorso questo tratto ieri, ma dopo Corte Brugnatella ci affascina di nuovo il canyon del Trebbia.

Ci sorpassa uno su una moto sportiva in maniche di camicia, senza preoccuparsi di essere visto, di avere la visuale libera. Ci ricorda la ragione per cui ogni tanto troviamo quelle tristi macchie marrone sull’asfalto…

A Marsaglia, dopo il ponte sul Trebbia, giriamo a destra sulla SS586 in direzione di Santo Stefano d’Aveto. Un cartello indica pericolo di attraversamento di animali selvatici; lo intendiamo come una promessa di una bella gita in mezzo alla natura, e la promessa non andrà tradita. Buono l’asfalto su questo delizioso misto veloce nella valle dell’Aveto pochissimo antropizzata. La valle si stringe e acquisisce una sezione a V, con l’Aveto che continua con la sua opera di erosione a tratti spettacolare. Man mano che saliamo, la strada alterna via via tratti stretti sempre più lunghi, finché la riga di mezzeria sparisce definitivamente. Rarissime le macchine, e rare anche le moto.

Valle dell'AvetoContinuiamo verso Chiavari stretti fra una parete di roccia sulla sinistra e lo strapiombo sull’Aveto sulla destra, addentrandoci nel parco naturale dell'Aveto. Una galleria ci consente di scendere e rientrare in Liguria; continua la sinfonia di curve di questa bella statale mai noiosa a qualsiasi andatura. Profumi di sottobosco e funghi, verde selvaggio senza case. Un paradiso selvaggio. In corrispondenza di un dosso troviamo l’incrocio per Santo Stefano d’Aveto dove giriamo a sinistra. La strada sale senza tanti complimenti nella boscaglia fino al paese con grande varietà di curve offrendo un asfalto decente. 

Castello di Santo Stefano d'Aveto Santo Stefano d’Aveto offre i ruderi di un castello dei Malaspina, risalente al 1164 che non vale la pena di visitare (rimane sulla sinistra arrivando all’incrocio). Proseguiamo verso destra sulla SS654 della Val Nure. Scendiamo fino in fondo alla valle dove troviamo un incrocio sulla sinistra per Casoni in direzione del monte Penna, su una deliziosa stradina dall’asfalto ancora nero dai recenti lavori di manutenzione che contorna come un pennarello nero i tormentati contorni delle pendici del monte, dalla cui cima è visibile, in giornate limpide, la Corsica. 

Un cartello ci avverte che stiamo salendo verso il passo del Chiodo, nome infelice che probabilmente giustifica per varie ragioni l’assenza di motociclisti su questa strada.

Prodotti tipiciDopo Casoni siamo impegnati in una serie di stretti tornanti e gli squarci nella vegetazione offrono la vista di Santo Stefano d’Aveto e delle alture circostanti. Saliamo su un bel tracciato fra castagneti, faggeti e foreste di conifere che si alternano in una natura sempre diversa, ma sempre “naturale” ed un sottobosco pulito. Unico pericolo le macchine dei cercatori di funghi e di quelli che fanno il pic-nic, parcheggiate spesso alla carlona, qualche bicicletta e qualche moto. Proseguiamo dopo il passo scendendo di nuovo in direzione di Santo Stefano d’Aveto sulla SP75 del Penna, molto ben pavimentata e panoramica lungo la cresta della montagna. 

Troviamo un incrocio e giriamo a destra allontanandoci da Santo Stefano d’Aveto; dopo qualche centinaio di metri sulla SP81 dell’Anzola oltrepassiamo il passo Tomarlo a 1482m. Velocissima la discesa fino ad Anzola con curvoni da fare in appoggio sul fianco, dopodiché la strada si restringe un po’ e diventa una normale strada di montagna che segue il percorso del fondovalle. A Ponteceno termina la SP81 e giriamo a sinistra sulla SS359 in direzione di Bardi. Bardi: la fortezza Ci accoglie un nastro d’asfalto perfettamente asfaltato con uno zigzag tormentato da un continuo saliscendi in mezzo a una splendida e disabitata vallata verde: una valida combinazione per tutti i gusti. 

Bardi ci saluta in lontananza con l’elegante imponenza della sua fortezza che val bene una sosta per la visita. Lasciamo Bardi in direzione di Varsi, continuando nella direzione da dove siamo venuti, e ci abbandoniamo alla veloce SP28 che ci porterà fino a Fornovo di Taro a conclusione della gita.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore:  

Marco Springhetti - www.selectrom.com

Data:  

24 Settembre 2005

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