Treia (MC) - Città di Castello (PG)
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Storia, natura, misticismo, pieghe. E' questo il paradiso del mototurista? | |
| In
sintesi
A tratti molto impegnativo, su strade strette in zone disabitate. Meglio essere in gruppo. Completamente asfaltato, ma spesso dissestato. Soste frequenti e molto interessanti. |
Lunghezza
200 Km |
Altitudini Collinare normalmente tra i 200 ed i 600m. Max 900m circa Fonte Avellana. |
Tempo
5h |
I primi passi di ogni conduttore di motociclo sono quelli che gli consentono poi di definirsi un motociclista: l'acquisto del mezzo, il giro all'isolato, lo Stelvio, Bocca Serriola. Solo chi ha limato tutt'e due le pedane (solo la sinistra non è sufficiente) salendo a Bocca Serriola può definirsi a pieno titolo un motociclista. Scherzi a parte, questo tour vi invita ad alcune visite di interesse storico, culturale e religioso per terminare sulla pista della Bocca Serriola per un'iniezione di adrenalina prima di rientrare alla stalla.
Sulla superstrada che congiunge Civitanova Marche a Macerata, a circa 29Km da Civitanova, l'uscita per Treia costituisce il punto di partenza del nostro itinerario. Seguiamo le indicazione che accompagnano la salita a Treia che si autodefinisce "nicchia di natura e cultura a due passi dal mare e dai monti". Francamente, mi sembra un po' troppo "rifatta"; tuttavia due passi nel centro vi consentiranno di ammirare il panorama dalla balconata nella piazza, e, sorgendo la città sulla cima di un colle, lo spettacolo è assicurato.
Riprendiamo a strada in direzione di Cingoli, scendendo nella pianura sottostante Treia, su una strada pianeggiante e ben asfaltata tra gli ulivi qua e là costeggiata da enormi alberi secolari. Quando la strada prende a salire verso Cingoli, una zona abitata senza soluzione di continuità frustra la guida e tiene desta l'attenzione ai pericoli del traffico.
Scendiamo da Cingoli in direzione di Jesi e poi Apiro, seguendo il fondovalle
che conduce al lago artificiale di Cingoli dal caratteristico colore
verde-azzurro intenso; molto panoramico e veloce, questo tratto costeggiato da
ginestre in fiore ci porta rapidamente ad Apiro.
All'entrata di Apiro, giriamo a destra salendo lungo il crinale che seguiamo godendo della vista che spazia sul paesaggio circostante limitata a sinistra dalle montagne ed a destra dal mare che si può scorgere in lontananza.
Proseguiamo fino a Cupramontana che si autodefinisce "Capitale del Verdicchio", ove giunti seguiamo le indicazioni per Fonti della Romita. Qualche centinaio di metri dopo aver imboccato lo stradello che scende alle fonti, si gira a sinistra in direzione di Domo, imboccando una stradina tortuosa e ripidissima in mezzo alla boscaglia. Giunti sulla statale a fondovalle, uno sguardo all'indietro consente di ammirare il santuario che ospita le fonti.
Giriamo
dunque a sinistra verso Apiro per girare quasi subito a destra verso Domo. Qui
la bella statale è resa interessante dai saliscendi, ma il fondo stradale
diventa dissestato. Cartelli un po' ovunque indicano che siamo nella zona del
Verdicchio: vigne, patate e oliveti si alternano. Curiosamente, talvolta, sotto
sotto gli olivi, ci sono altre colture quali il grano. L'Abbazia di S. Urbano
dell'XI secolo che si incontra in fondo valle isolata in mezzo al verde, vale
una sosta. Spoglia e disadorna, è un interessante esempio di architettura
romanica.
Proseguendo dopo l'Abbazia, giriamo a destra in direzione di Domo; la strada appena asfaltata offre un ottimo grip nelle curve della salita. Si attraversa Domo in un attimo, non tanto per la velocità, ma perché sia l'ingresso che l'uscita dal paese sono in curva. La stessa. E per giunta pavimentata in pietra, per rendere la cosa più interessante in caso di pioggia. Il colpo d'occhio dell'immancabile rocca medievale non vi distragga dalla guida.
Percorriamo la strada curvosa e panoramica verso Serra S. Quirico. Improvvisamente, ci si trova in un paesaggio quasi alpino, in mezzo a freschi boschi di conifere; inizia la discesa lungo una serie di tornanti con vista su un immenso squarcio nella montagna di fronte dovuto ad una cava di marmo. Arrivati sulla statale, prendiamo a sinistra in direzione di Roma.
Larga, comoda e velocissima, la statale Muccese ci porta al bivio per Sassoferrato-Grotte di Frasassi dove giriamo a destra. Le grotte sono molto interessanti; visita consigliata a chi non le ha mai viste. Un ampio parcheggio ben segnalato serve l'ingresso delle grotte (a pagamento). Poiché quest'ultimo è in corrispondenza dell'omonima gola, è comprensibile che non vi sia molto spazio vicino all'ingresso per parcheggiare i veicoli.
Oltre la spettacolare gola di Frasassi, proseguiamo nel sul fondo della valle pianeggiante che si apre lasciando a destra l'abitato di Genga che sorge su una collina boscosa; direzione Sassoferrato.
Uscendo da Sassoferrato, prendiamo per Scheggia-Gubbio e
percorriamo una strada ben asfaltata che risale il fianco destro di una valle
verde pochissimo abitata; si viaggia rilassati ad andatura allegra, anche grazie
sia alla buona visibilità sulle curve, che al fatto che non c'è nessuno in
giro perché in questo momento la nazionale di calcio è impegnata in una
partita dei mondiali in Corea. Giunti a Isola Fossara, un bivio a destra indica
la direzione per il Monastero di Fonte
Avellana. Siamo in una zona poco abitata
e si sale tra pascoli interrotti da arbusti e rocce rosse affioranti dal
terreno. Un ponte alla fine della strada ci immette a sinistra sul tratto finale
che sale al monastero. Non si vedono opere dell'uomo per tutto il tragitto che
personalmente mi piace assaporare lentamente, con il casco aperto odorando il
sottobosco, ascoltando il mormorio del torrente ed il richiamo della natura che
qui avvolge il viandante con tutta la sua magia lasciando che l'aria pura e
l'ombra dei faggi e querce che popolano la valle mi ricarichino le batterie.
All'ingresso del Monastero situato alla fine della strada, la fonte avellana (lasciatemi condividere con voi questa perla di sapienza: le avellane nella zona sono le nocciole) offre la sua acqua fresca a chi la desidera. Poco più su, un bar con annesso parcheggio e servizi pubblici accolgono il visitatore. Raccomando caldamente la visita guidata; la storia dei monaci e delle popolazioni locali che vi viene illustrata ha poco a che fare con le baggianate che abbiamo imparato a scuola o visto nei film, ma, al contrario di quest'ultime, ha senso.
Lasciamo il Monastero prendendo la stradina che si diparte a destra di fianco alla fonte di cui sopra e che risale il monte Capria. Si tratta di una stradina impegnativa, stretta, mal tenuta e ripida, ma ci porta rapidamente in quota a scavalcare le montagne che circondano il Monastero, offrendo una vista dall'alto del complesso e della natura che lo coccola tale da lasciare un segno indelebile anche nei più sfegatati senzadio tra noi.
Oltrepassato il passo, si inizia a scendere in direzione di Cagli, in una zona deserta (meglio percorrerla in gruppo). La strada non proprio ben tenuta, è stretta ma estremamente pittoresca. Alcune case in pietra grigia rivelano la presenza di un centro abitato, ma non si vede anima viva. Correndo a fianco del torrente in fondovalle, giungiamo a Frontone, dove giriamo a sinistra per Cagli posando la mescola su una strada decisamente più comoda e "guidabile". le macchie di ginestre e le curve invitano a scaldare le gomme che entrano definitivamente in temperatura quando, girato a destra al semaforo di Cagli sulla Flaminia in direzione di Fano, raggiungiamo velocemente l'uscita di Acqualagna, cittadina nota per l'opportunità di raccogliere, acquistare e degustare quattro tipi di tartufo tutto l'anno. Da qui puntiamo decisamente verso Città di Castello.
La vallata che accompagna la salita verso la Bocca Trabaria non credo che offra alcun motivo paesaggistico; purtroppo su questa strada tendo a concentrarmi sull'asfalto, piuttosto che sul paesaggio. Posso dirvi senza tema di essere smentito che l'asfalto è senz'altro grigio! I (pochi) paesi che si attraversano offrono servizi fotografici a pagamento anche se non richiesti specificatamente. Ricordatevi di sorridere, passando. Un asfalto con un ottimo grip, un fondo costantemente ben posato, una salita non esasperata, curvoni decisi ma non troppo, l'assenza di case e pedoni consentono anche agli impediti come me di fare "scintille" con le pedane a terra. Vediamo di non strafare.
Come il resto della vallata, anche la Bocca Trabaria non offre attrattive particolari. A meno che non vi interessino le storie di quelli che sopravvivono alla salita, la variopinta popolazione motociclistica, le variazioni sul tema delle sportive di ultima generazione, il sentire il rombo o l'urlo dei motori che si avvicinano, ecc. ecc.
Concludiamo la giornata a Città di Castello, godendoci le ultime pieghe lungo la più lenta, ma splendidamente sinuosa verso l'ingresso della E45 da dove possiamo rientrare alla base.
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Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com | Data: Giugno 2002 |
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Itinerari collegati Gabicce (PU) - Tolentino (MC), intersecato a Cingoli Sansepolcro (AR) - Forlì (FC), raggiungibile sulla E45 San Giustino (PG) - Senigallia (AN), intersecato a Piobbico e Cagli |
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