Trento - Canazei - Cortina d'Ampezzo - Belluno
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Partendo da Trento raggiungiamo Belluno scalando alcuni tra i più spettacolari passi delle Dolomiti lungo un percorso di grande interesse naturalistico e soddisfazione di guida. |
| In sintesi
Strade statali facili e molto ben tenute, ma estremamente curvose. Giro molto lungo con molti punti di interesse, che richiede probabilmente un pernottamento. Notevoli dislivelli. |
Altitudini Passo Fedaia 2057, Passo Falzarego 2105, Passo Giau 2233, Forcella Staulanza 1773 |
Lunghezza
260 Km |
Tempo
6 ore |
Lasciamo il parcheggio logisticamente comodo ma avaro di servizi presso l'uscita autostradale di Trento per imboccare in direzione di Bolzano la tangenziale che passa sulla sopraelevata. Qualche chilometro e arriviamo allo svincolo con la statale del Brennero, dove proseguiamo diritto in direzione Padova. La strada inizia a salire per poi imboccare la statale della Valsugana, il cui vecchio tracciato scavato nella roccia è ancora visibile sulla sinistra prima di imboccare il lungo tunnel.
La pericolosa uscita che costringe chi va troppo veloce ad una brusca frenata in uscita di curva, segna l'inizio della parte più turistica del tragitto. Al l'incrocio presso il centro commerciale svoltiamo a sinistra per raggiungere Civezzano dove un tornante ci allontana quasi immediatamente dal paese. Chi non avesse fretta, potrebbe visitare la pieve di Santa Maria Assunta, con affreschi del Bassano. Un paio di chilometri e troviamo l'incrocio con la strada per il lago di Santa Colomba.
La pendenza aumenta decisamente e la strada si fa stretta, ma l'asfalto è ancora buono. Qualche paesino, poi il nastro d'asfalto ci intrattiene con alcuni tornanti prima di diventare pianeggiante, segnalando che siamo sulla cima del colle, e si addentra nella boscaglia. Improvvisamente, il lago di Santa Colomba fa capolino tra gli alberi a sinistra della strada scatenando le fantasia dei più romantici e degli amanti della natura. Piccolo, ma suggestivo per la sua collocazione in mezzo alla fitta foresta.
Proseguiamo sulla strada principale che dopo averci condotto fuori dal bosco ci guida nella discesa attraverso le cave di porfido e relativo sventramento delle montagne dei dintorni, principale attività della zona. Procediamo in direzione di Appiano e attraversiamo la zona della lavorazione del porfido estratto dalle cave di cui sopra, caratterizzata da un serrato susseguirsi di piccoli centri abitati.
A
Lases svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per le Piramidi
di Segonzano, imboccando la SP71 che costeggia l'Avisio sulla sponda
sinistra. Dopo un ponte, sulla destra un piccolo parcheggio svela l'accesso alle
Piramidi, a cui si arriva con una passeggiata complessiva di 45' che contempla
una ripida salita al gruppo n°2a delle piramidi, il più spettacolare. Si
tratta di un'attrazione naturale dovuta all'erosione del terreno da parte
dell'acqua piovana. Le piramidi sono una sorta di colonne di terra sulla cui
sommità un sasso le protegge dalla pioggia a mo' di ombrello.
Ritorniamo
sui nostri passi fino al bivio che, a destra, ci consente di raggiungere Faver e
la magnifica SS612 della Val di Cembra. Di recente allargata, questa splendida
strada offre ai fianchi delle gomme un ottimo asfalto ed una infinita serie di
curvoni da fare tutti in appoggio. Scarsissimo il traffico, e rari gli incontri
come quello capitato al mio gruppo: 2000 pecore!!! In qualche tratto, la vecchia
strada, ancorché sistemata e ben asfaltata, ci ricorda com'era il viaggiare di
tempi andati. Oltre che stretti e con curve di raggio decisamente minore
rispetto a quelli rinnovati, questi brevi tratti sono ancora costeggiati dai
paracarri in granito a delimitare il burrone sottostante.
Lentamente, la strada ci deposita a fondovalle presso il lago di
Stramentizzo, formato da una diga artificiale sull'Avisio, dopodiché ci conduce
a Molina di Fiemme che attraversiamo lentamente a causa delle strettoie. Qui
usciamo dalla Val di Cembra per entrare nella Valle di Fiemme; all'uscita del
paese, giriamo a destra in direzione di
Predazzo
- Moena; qualche decina di metri e giriamo a sinistra seguendo il veloce
stradone principale di fondovalle. Pochissimi chilometri e sulla destra, mentre
appare in vista l'impianto che ha sostituito la funivia del Cermìs dopo la
tragedia del 1998, una freccia sulla destra indica la presenza di una cascata
dove si può stiracchiarsi le gambe e fare due passi rinfrescandosi dalla calura
estiva all'ombra degli alberi.
Proseguiamo quindi in direzione di Predazzo che raggiungiamo velocemente sulla variante di fondovalle; evitiamo di entrare in paese girando a sinistra alla rotatoria che consente l'accesso alla circonvallazione a est del paese, e risaliamo la Val di Fassa sulla statale 48 attraverso Moena e poi su fino a Canazei godendo ogni chilometro che passa sotto la mescola delle gomme la vista sempre più ravvicinata delle Dolomiti. A causa del traffico, durante le domeniche estive il tratto fra Moena e Canazei può diventare un vero calvario.
In
paese giriamo a destra seguendo le indicazioni per il passo
Fedaia. Sarà per le caratteristiche del tracciato, per le ottime condizioni
dell'asfalto, per il paesaggio dominato dalla Marmolada e dalle cime
circostanti, ma questa salita nel verde fino ai 2057 metri del passo Fedaia si
vorrebbe non finisse mai, ed i numerosi ciclisti che l'affollano di domenica non
sono poi di tanto impiccio. Al passo ci accoglie la Marmolada con il suo
ghiacciaio; il colore particolare del lago artificiale, poi, invita a bagnarvisi
incuranti della temperatura gelida dell'acqua.
Un po' a malincuore lasciamo lo spettacolo del passo per tuffarci nella
discesa dalla parte opposta. La SS 641 continua a regalare emozioni anche in
questo tratto, con le sue curve ben raccordate ed il suo asfalto perfettamente
mantenuto. A pochi chilometri si incontra una galleria in curva; all'uscita, un
ponte regala al motociclista attento uno scorcio sulla gola
dei Serrai di Sottoguda... sottostante (non è un gioco di parole). Al paese
che segue, giriamo a sinistra entrando nel paese di Sottoguda che attraversiamo
per risalire la gola. La strada è chiusa ai mezzi motorizzati in alcuni periodi
dell'anno, ed è a senso unico in salita; è possibile parcheggiare all'inizio
della gola e proseguire qualche centinaio di metri all'interno della gola.
Percorrendo
tutta la strada sul fondo della gola (circa 2 KM), si ritorna sulla statale a
monte della galleria.
Proseguiamo la discesa sulla statale oltrepassando Rocca Pietore per poi risalire a sinistra verso la prossima meta; il passo Falzarego. La bella statale 563 ci porta dopo una bella serie di tornanti sulla Statale delle Dolomiti, la mitica SS48 che infiliamo girando a destra, sempre seguendo le indicazioni per il Falzarego. Sembra di volare, passando sopra Andraz con il suo caratteristico campanile con la punta a cipolla, mentre saliamo verso il passo su questo tracciato molto tecnico, tormentato e godibilissimo. La sosta al passo Falzarego è d'obbligo, sia per ammirare il paesaggio dominato dal massiccio delle Tofane, che per ricordare i sacrifici dei nostri nonni di cui questi monti sono stati testimoni durante la guerra del '15-'18.
Scendiamo a valle verso Cortina d'Ampezzo, sulla strada martoriata dal traffico intenso, mantenendo un occhio rispettoso nei confronti dei numerosi ciclisti. Non credo vi sia bisogno di decantare questo centro turistico, annidato come una carie in un anfiteatro roccioso che non ha pari in altra parte del mondo. Personalmente non amo questo paese, e tanto meno quello che rappresenta; mi sorprende tuttavia sempre lo scoprire ogni volta l'emozione della vista di Cortina che appare improvvisamente all'uscita di una piccola galleria scavata nella roccia adagiata altezzosamente nella sua conca. Sembra dire al viandante: "Sono bella e so di esserlo. Se vuoi venire da me vedi di non disturbarmi; se vuoi stare li a dare un'occhiata e poi andartene, fai pure..." Una breve visita al paese, se non troppo affollato, è pur sempre un'esperienza piacevole, anche se spesso "costosa".
Torniamo sui nostri passi per qualche chilometro per poi girare a sinistra verso il passo Giau. Un nome strano, ma assonante con quelli delle cime circostanti: Nuvolau, Antelao, Sorapiss, ecc, cime svettanti oltre i 3000. Strano il nome, ma ancora più strano il fatto che questo passo sia poco conosciuto. Dai suoi 2233 metri, in una giornata limpida, si vede di tutto: Tofane, Marmolada, Pelmo, Civetta, Cime di Lavaredo fino ai ghiacciai in Austria e verso la Lombardia. E guardarsi in giro da quassù, magari dopo aver salito i 100m fino alla chiesetta degli alpini, fa dimenticare l'adrenalina che ci ha portato a limare le pedane sulle curve della salita, e le emozioni della guida vengono sovrastate dal panorama. Se vi piace guidare in montagna e amate i panorami montani, questa tappa, nella giornata giusta, vale il viaggio.
La discesa dalla parte opposta del passo è gradevole e sempre ben asfaltata; seguiamo le indicazioni per Selva di Cadore che ci portano a seguire il corso del torrente Fiorentina. Attraversiamo Selva ed alcuni centri minori, per poi risalire verso l'ultimo passo importante della nostra gita: la Forcella Staulanza a 1773m.
Attraverso questo passaggio tra il monte Pelmo (anche detto la "poltrona del diavolo" per la forma della cima) ed il massiccio del monte Civetta, lasciamo la val Fiorentina per tuffarci nella val Zoldana lasciandoci guidare dalla comoda e veloce - a parte qualche tornantello buttato qua e là giusto per insaporire il viaggio - statale 347 che, dopo averci condotto attraverso Zoldo Alto, ci porta giù fino a Longarone.
Giriamo infine a destra, verso sud, seguendo le indicazioni per l'autostrada e Belluno, per l'ultimo tratto di statale che, sempre molto trafficata, ci conduce dopo pochi chilometri all'ingresso dell'autostrada A27.
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Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com | Data: Giugno 2003 |
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